Foto di Valentina Casella
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Durante una temperata notte di luna piena, il Castello d’Avorio era cinto dalla pace dei sonni tranquilli di ciascun membro della corte che vi abitava. 
Myosotis, il suo villaggio, ne imitava la tranquillità, la cui notte era accompagnata solo dal suono degli eventi naturali senza riposo: i ruscelli carezzavano il dorso della montagna, scivolando giù fino al villaggio addormentato; i grilli frinivano, accompagnando la mente di chi ancora non aveva chiuso gli occhi; anche i gufi ogni tanto prendevano parte al concerto, scrutando l’intera valle dall’alto, sui rami scricchiolanti degli Alberi Scarlatti.
Ad ascoltare quelle stesse note v’era anche una tra le menti più brillanti del castello: la bella Tewen, botanica ed esperta maga tra le più sapienti di tutto l’impero elfico. 
Avrebbe potuto aspirare a grandi posizioni, accanto all’Imperatore nella capitale Aurea ad esempio, ma la volontà di restare al servizio del sovrano delle Sette Valli era più forte della mera ambizione, volta verso terre più floride. 
Ogni giorno Tewen si dedicava alle cure dei giardini, coltivati sulle terrazze del castello. Quest’ultimo, eretto in alto sul fianco della montagna, riceveva più calore dal sole insieme alla benedizione degli dei della terra. 
La splendente chioma color rame della botanica quella sera era raccolta in una lunghissima treccia, decorata con nastri d’argento e denti di drago blu (fiori dalla piccola taglia che non avevano problemi a nutrirsi dell’energia degli esseri viventi per sopravvivere, senza crear loro alcun danno). Il corpo sinuoso dell’esile elfo era avvolto da una vestaglia bianca di seta sottile, con maniche lunghe e larghe all’estremità. Ai piedi indossava scarpe di cristallo. 
Passeggiava lungo la terrazza nord del castello accompagnata da un espressione preoccupata. Da lì a qualche mese si sarebbero tenute le elezioni per la scelta dell’Imperatrice o l’Imperatore Aureo: colui che avrebbe guidato l’impero elfico verso un epoca prospera e perché no volta alla pace tra quest’ultimo e il regno gli uomini. 
La mano del popolo avrebbe selezionato il candidato migliore tra i sovrani a capo dei numerosi regni dell’impero. Tewen sperava tanto nella vittoria della piccola Siria: una ragazza dalle grandi capacità intellettive e uno spiccato senso altruistico, nonché figlia del sovrano delle Sette Valli. 
L’Imperatore attuale, ormai prossimo a raggiungere i territori ultra terreni dove poter vivere in pace la sua immortalità senza il peso dei doveri, resta e resterà un elfo saggio, valoroso e con un’inclinazione naturale al comando, sebbene non fosse riuscito a stringere un trattato di pace con gli uomini, lasciando la propria stirpe nell’ombra. 
Il suo posto era destinato ad un elfo di pari livello, se non migliore di lui. 
Siria aveva tante buone qualità, ma molta sfiducia in se stessa e questo la portava lungo una via sbagliata. 
Proprio quel giorno, durante la lezione privata di botanica, Tewen si confrontò con la principessa al riguardo: discussero molto di politica, ma ancor più il dialogo verteva sulle paure e sui suoi incubi. Siria non si sentiva pronta a governare, purtroppo però quella era la sua unica occasione per diventare un Imperatrice giovane, di appena duecento anni, e quindi con la giusta mentalità per guidare una moderna società elfica, che riflettesse più la democrazia che l’ostilità fra popoli. La principessa apprezzava davvero tanto gli uomini, come la maggior parte dei giovani elfi che Tewen seguiva. Per questo ad ascendere al trono era necessaria una figura giovane, acuta e libera, per la quale non era sufficiente vivere nascosta. Ma le paure di Siria preoccupavano questa eventualità e il tempo scorreva in fretta. Per questo i suoi timori divennero anche gli incubi di Tewen quella notte. 
Vagò in lungo e in largo accompagnata dal tormento. Rinfrancata se non altro dai profumi benevoli della natura boschiva. Si tolse le scarpe per percepire meglio la temperatura della terra, tutt’altro che artificiale: la magia degli elfi poteva permettere la crescita di boschi, pianure e radure nei luoghi più impensabili. La terrazza nord, come quella centrale e quella sud, ne erano un esempio: tre boschi perfettamente riprodotti sul tetto di un castello, nei quali dimoravano solo piante elfiche per espresso volere dell’Imperatore. Da ciò si percepiva la “simpatia” da lui nutrita nei confronti degli esseri umani, ma Tewen obbedì solo in parte ai suoi ordini, poiché con il permesso del sovrano delle Sette Valli e di sua figlia dedicò uno spazio sulla terrazza nord alla botanica umana, con un piccolo aiuto elfico, poiché certe temperature o una certa altitudine non permettevano la crescita di alcune tipologie di fiori umani.
Ne esisteva uno tra questi in particolare che le stava a cuore: il fiore preferito della sua nonna. 
Era stata lei ad incoraggiarla ad apprezzare la razza non elfica. Quest’ultima disse che gli uomini erano soliti chiamare il piccolo fiore dai petali azzurri “non ti scordar di me”. Stesso lei non ne conosceva esattamente il motivo per il quale un fiore dovesse essere battezzato in quel modo, ma vi fantasticò su, immaginando si trattasse di un appello da parte degli uomini al mondo elfico: un sistema per attirare la nostra attenzione in modo da non scordarci di loro.
<< Un piccolo fiore >> disse la nonna << con un grande significato >>. 
Quella notte Tewen si sdraiò proprio tra i “non ti scordar di me”, ad osservare la luce della luna filtrare tra le foglie sempreverdi degli alberi. 
Circondata dalla natura umana, cresceva in lei la speranza che un giorno la sua razza, dedita alla cura delle piante e della natura, potesse riunirsi a quella degli uomini, un specie un tempo non distante da loro. 
Erano stati per primi gli elfi ad allontanarsi, non trovando altra scelta: il mondo degli uomini era progredito verso una mentalità che non si accordava con quella del popolo del bosco. A contatto con l’uomo il nostro impero avrebbe potuto subire drastici cambiamenti e così gravi danni, almeno era ciò che sosteneva l’Imperatore. 
Tewen invece era convinta che nel cuore degli uomini esistesse una parte elfica dimenticata, e lo stesso accadeva nell’animo del suo popolo. 
D’improvviso i suoi pensieri furono interrotti da uno scricchiolio di passi in lontananza: la principessa Siria l’aveva raggiunta, anche lei in vestaglia e con i capelli biondi fioriti raccolti in una treccia. Mostrò all’insegnante un aspetto triste e stanco, mai mutato nel corso dei giorni. La preoccupazione tormentava anche lei e per giuste ragioni. 
<< Maestra >> si inchinò << posso unirmi a te? >>           
Tewen non poteva essere più felice << Certo, mia signora >> rispose, invitandola a sedersi con un sorriso << sonni inquieti? >> chiese poi. 
<< Inesistenti >> rispose rassegnata la principessa << Il sonno tranquillo mi ha abbandonata mesi fa >>
<< Cosa ti tormenta, mia signora? >> chiese Tewen, anche se conosceva già la risposta. 
<< Sei al corrente delle mie inquietudini, maestra >> rispose infatti, scuotendo la testa con lo sguardo perso nel vuoto << per quanto percepisca la spinta nei confronti di questa carica che mi sta a cuore, molti a corte pensano che non sia all’altezza: sono convinti che il mio carattere sia troppo magnanimo per governare e un imperatrice non dovrebbe esserlo? Perché non posso essere magnanima e decisa allo stesso tempo? >>
<< Il nostro popolo ha paura >> spiegò Tewen << conosce la tua simpatia per gli uomini, mia signora, e la teme come la morte. Una morte portata per loro mano >> 
Siria sospirò << Allora chi dovrei seguire: il popolo o il mio cuore? >>
<< Per diventare Imperatrice Aurea esiste un unica via: entrare nelle grazie del popolo per ascendere al potere. Ma … >> sollevò un indice in segno di attesa, per estrarre dalle tasche della vestaglia un oggetto: una collana dalla catena ramata con un piccolo ciondolo in resina a forma di ghianda. 
Al suo interno vi dimoravano un gruppetto di “non ti scordar di me”. 
Siria la contemplò impressionata dalla sua bellezza ed eleganza. 
Tewen le porse dunque il ciondolo, calandolo tra le sue mani. 
<< La mia nonna mi regalo questo ciondolo quando ero piccola >> raccontò << e disse “Questi sono piccoli non ti scordar di me >> indicò i fiori con lo sguardo << quando ti troverai di fronte ad una scelta difficile da compiere, mia piccola Tewy, devi tenere sempre bene a mente queste parole: sii come loro, ma non fare come loro“. Allora non compresi cosa volesse dire. Ero troppo piccola e ingenua, ma indossai comunque e con fierezza il suo regalo >> sorrise malinconica << Da adulta, dopo tante peripezie, capii. La nonna mi stava mettendo in guardia con un consiglio: seguire il flusso della corrente sociale, adattarmi per sopravvivere, ma al momento delle scelte importanti non dimenticarmi mai chi sono davvero. Per questo scelse questi fiori e per questo sono diventata un’abile botanica, facendo fronte a tutte le convenzioni necessarie, ma al momento della scelta decisiva sono rimasta qui. Perseguendo i miei ideali, insieme alla famiglia che più corrispondeva ad essi >>
Tewen strinse le dita di Siria attorno al ciondolo << Questo lo regalo a te. Ora più che mai ne hai bisogno. Possa esserti utile a ricordare sempre chi tu sia quando le scelte si fanno più difficili >> 
Siria osservò il ciondolo rimuginando sul discorso appena pronunciato. Sgranò gli occhi, avendo un illuminazione. Strinse a se l’oggetto subito dopo, ringraziando la maestra. 
Adesso sapeva cosa doveva fare. 
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