Perché l’igiene Medievale lasciava a desiderare?

Abbiamo spesso sentito parlare di una scarsa igiene tra le mura e al di fuori degli ambienti domestici medievali. 
L’ignoranza è stata certo il fattore scatenante di alcuni tra gli eventi più importanti che hanno dato il via ad un epoca negativamente diversa rispetto al florido Impero Romano:
– il progressivo affermarsi del Cristianesimo: per la nuova dottrina religiosa il lavaggio del corpo era considerato qualcosa di impuro, il cui contatto con i genitali e le parti intime poteva indurre in tentazione. Per un buon cristiano bastavano due bagni purificatori nella propria vita: durante il battesimo e prima del matrimonio. 
Filosofia e Religioni orientali: entrambe professavano il distacco dalla vita corporale (mentalità non distante dalle teorie cristiane), invitando i fedeli a subire passivamente le avverse condizioni terrene. Tutto ciò contribuì a vedere il corpo come nemico dello spirito, insieme alla nascita di un certo scetticismo nei confronti delle teorie medico-scientifiche. Persino la medicina infatti perse credibilità, sostituita dalla profonda convinzione che la preghiera fosse l’unica soluzione per debellare le malattie. 
– Le invasioni Barbariche del V secolo: sconvolsero le strutture economiche, ideologiche e sociali sulle quali poggiava l’Impero Romano. 
Terme di Caracalla
Si perché già nella Grecia classica il bagno era considerato un completamento dell’attività fisica: fatto con acqua fredda più per tonificare che per igienizzare. 
I romani invece erano soliti lavarsi tutte le mattine braccia e gambe, e ogni nove giorni, in occasione del mercato, il resto del corpo. 
Per motivazioni orientali, il bagno acquisì presso i greci e i romani la forma di un rito, importante per la cura del benessere e rilassamento fisico: fu introdotto infatti il bagno a vapore e di sudore dai quali potevano trarsi sensazioni piacevoli. 
Alla caduta dell’Impero Romano però tali abitudini furono sconvolte, insieme alle opere proposte per il rifornimento idrico delle città, distruggendo così le possibilità d’utilizzo degli impianti termali. 
Le campagne tesero a spopolarsi e le abitudini di queste in città si scontrarono con le norme igieniche: gli allevamenti di polli, oche e maiali in ambiente domestico ad esempio favorivano la diffusione di malattie e pestilenze.  
Gli abiti venivano lavati nello stesso corso d’acqua nel quale erano previsti lo scarico dei cadaveri, liquami provenienti dalle concerie di pelle e tintorie, immondizie e corpi di animali. La costruzione delle mura fortificate cingenti le città ridussero le condizioni di vita ancor peggiori per la restrizione degli spazi: le strade strette e tortuose prive di pavimentazione erano spesso ingombrate da fango e rifiuti, come altre scorie gettate dalle finestre. Ed è questa l’epoca più oscura del Medioevo. 
Le vecchie abitudini cominciano a risorgere tra il XII-XIII secolo: il corpo venne visto nuovamente come involucro nel quale riposava il valore di un soldato, messo in campo durante le battaglie, e per questo degno di esser curato. 
La pulizia della pelle divenne importante quanto la sua ornamentazione: infatti è questo il periodo in cui le donne cominciarono ad utilizzare i loro primi cosmetici. La donna veniva vista come madre di eroi e dispensatrice di grazie a causa dei nuovi costumi cavallereschi e quindi era necessario per lei curare la propria presenza. Il miglioramento nel campo della cosmesi come in quello farmacologico lo si doveva alla conquista della città di Toledo, grazie alla quale fu diffusa in Europa la medicina araba. Con ciò avvenne anche la scoperta del  sapone, sostituito al grasso di animale che emanava un odore sgradevole. 
Da qui l’ascesa verso le norme della buona igiene personale che via via raggiunse l’epoca in cui viviamo. 

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