Le Origini delle Uova di Pasqua

Le uova pasquali sono ormai per noi una ben radicata tradizione, il cui scambio avviene durante il periodo della resurrezione di Cristo. 
Tuttavia la loro nascita affonda le radici in periodi ben più datati, risalendo alle memorie dell’antica Persia
Era usanza infatti tra i persiani scambiarsi semplici uova di gallina all’avvento della primavera, il cui esempio fu apprezzato da popoli come gli Egizi, che consideravano il cambio di stagione come il cambio dell’anno, insieme ai Cinesi e ai Greci. 
Spesso le uova venivano decorate a mano come buon auspicio, per festeggiare l’inizio della nuova stagione e salutare quella passata. 
Perché proprio l’uovo?

Tale simbolo era considerato come rappresentazione della vita stessa: molte credenze pagane e mitologiche vedevano la Terra e il cielo come la somma tra due emisferi, dal cui totale nasce proprio la forma di un uovo, mentre gli Egizi legavano a questo simbolo la rappresentazione del contenitore che racchiudeva in se i quattro elementi dell’universo (acqua, aria, terra e fuoco). 
Il mito della Fenice

La fenice in molte credenze antiche rappresentava il simbolo della rinascita e del Cosmo. La leggenda narra che prima della sua morte la fenice prepara un nido a forma di uovo, nel quale si adagia lasciando bruciare le sue carni alla luce del sole. Dalle ceneri l’uccello riprende vita avvolto dalle fiamme di una nuova energia. 

Mentre tra i celti tale tradizione veniva rappresentata facendo rotolare delle uova dalla cima di una collina per la festa di Beltane, al fine di imitare il movimento del sole e del cielo, la chiesa ne riadattò il movimento nella pietra che rotola via dalla tomba del Cristo risorto.
Le Uova e il Cristianesimo  
Con l’avvento del Cristianesimo l’uovo divenne simbolo della risurrezione: il guscio rappresentava una tomba dal quale ne fuoriusciva un essere vivente. 
L’usanza iniziò tra i primi cristiani della Mesopotamia che macchiarono le uova di rosso, per rappresentare la Passione di Cristo. Questa raggiunse il Medioevo, le cui uova inizialmente erano diffuse tra la servitù, e ciò che era rappresentato come rinascita primaverile, si trasformò in rinascita dell’uomo in Cristo. 
In origine, le uova venivano bollite avvolte con delle foglie, o insieme a dei fiori, in modo da assumere una colorazione dorata.
Più avanti divennero un regalo da scambiare anche tra i nobili, dando il via alla creazione di uova artificiali rivestite di materiali preziosi.
Tradizione che sopravvisse fino alla Russia degli zar del XIX secolo, la cui fabbricazione di uova acquisì livelli inimmaginabili grazie all’orafo di corte Peter Carl Fabergé (1846-1920), incaricato dallo zar Alessandro III di preparare per la zarina delle meravigliose uova decorate (la collezione imperiale vanta 52 esemplari stupefacenti). Il primo uovo realizzato era in platino smaltato di bianco. Al suo interno conteneva un altro uovo, questa volta in oro, il quale conteneva altri due doni: una riproduzione della corona imperiale e un pulcino dorato.

La Sorpresa 

Molti attribuiscono il merito della sorpresa al suo interno proprio all’orafo Fabergé, ma non tutti concordano sull’opzione. Altre testimonianze infatti ne attribuiscono i meriti alla città italiana di Torino, nei cui dintorni già nel ‘700 era usanza inserire un piccolo dono all’interno delle uova.
Secondo quest’altra interpretazione potrebbero essere stati quindi proprio i Piemontesi, maestri nell’arte del cioccolato, i primi a lanciare la moda delle uova pasquali con sorpresa.

  

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