La vera storia della Maschera di Ferro

Conosciamo tutti l’uomo con la Maschera di Ferro grazie all’omonimo film di Randall Wallace con Leonardo Di Caprio , la cui identità, celata sotto una pesantissima maschera, si rivelerà essere il fratello gemello del fu re di Francia Luigi XIV . Un uomo gentile, dai modi garbati e altruisti che sembra essere l’antitesi del fratello reggente, crudele, egoista e spietato. 
Il film però narra solo in parte una misteriosa verità, nascosta dietro una citazione trasmessa proprio all’inizio della pellicola:

<< Quanto sto per narrarvi in parte è leggenda, ma una cosa almeno è realtà. Quando i cittadini francesi insorti distrussero la Bastiglia, scoprirono nei suoi archivi questa misteriosa iscrizione: “Prigioniero numero 64389000 – l’uomo dalla maschera di ferro” >>
La Maschera di Ferro non fu mera leggenda, ma realmente indossata da un individuo. Un prigioniero trattenuto in una delle celle della Bastiglia, la cui data di morte è certa (1703) al contrario di quella natale. 
Personaggi noti si ispirarono a questo misterioso prigioniero, tra cui Voltaire e Alexandre Dumas (padre) che ne fece un personaggio nel romanzo Il visconte di Bragelonne. A quell’episodio del romanzo di Dumas sono stati ispirati numerosi film, con differenti gradi di fedeltà. 
Dumas per primo si ispirò alle ricerche fatte da Voltaire, il quale venne a sapere da alcune guardie, durante una sua breve prigionia nel 1717, che rinchiuso all’interno della Bastiglia anni prima vi era un bizzarro personaggio, chiamato “Maschera di Ferro” per la la copertura da lui indossata sul volto in velluto nero e assicurata da cinghie metalliche che ne ricopriva le fattezze. All’uomo era riservato un trattamento di favore: gli erano concessi vestiti di classe, un comodo letto, tanti libri da leggere per passare il tempo, suonare il liuto, essere visitato da un dottore in caso di malattia e confessarsi. Gli era permesso togliere la maschera durante i pasti e durante la notte, ma in presenza di qualsiasi persona era obbligatoria come il divieto di interloquire con contatti esterni, salvo il padre confessore. Le direttive sul trattamento da riservare alla Maschera di Ferro giungevano al Saint-Mars direttamente dal potente ministro francese della guerra, il marchese di Louvois .
    
La curiosità di Dumas allora aumentò e desiderò documentarsi di più circa l’identità del misterioso uomo mascherato. 
Compì varie ricerche, scoprendo dal giornale del carcere che l’individuo era deceduto quasi all’improvviso nell’autunno del 1703, alla cui morte si legò un altro mistero: l’età del decesso. Il medico della Bastiglia confermò che il prigioniero avesse sessant’anni alla sua morte, ma sull’atto di inumazione fu scritto che ne aveva quarantacinque.
Sebbene l’identità dell’uomo si rivelò pressoché sconosciuta, dalle ricerche di Dumas trapelarono tracce della sua effettiva esistenza: il prigioniero era giunto alla Bastiglia nel 1689 dall’isola di Santa Margherita, al largo delle coste di Cannes, ma prima della sua permanenza all’interno della prigione parigina, la Maschera di Ferro aveva trascorso molti anni in condizioni agiate all’interno di altre prigioni francesi. 

Del resto non si conosce granché, ma Voltaire traccia alcuni punti fermi di questa vicenda:

  • il prigioniero sapeva qualcosa di estremamente grave, così grave che se si fosse saputo, avrebbe creato problemi in alto loco;
  • la sola vista del volto del prigioniero avrebbe creato negli astanti dubbi e sospetti, quindi era un volto noto;
  • la soluzione di far sparire con discrezione l’incomodo recluso (i veleni non mancavano all’epoca e il loro uso era piuttosto diffuso) non era evidentemente praticabile e l’unica spiegazione plausibile è che ostavano motivi di carattere politico o affettivo.
Ipotesi
Al termine delle sue ricerche Voltaire ipotizzò che l’identità nascosta della Maschera di Ferro potesse essere quella del fratello gemello di re Luigi XIV, celata per evitare la lotta all’ascensione al trono, ma esisteva un punto debole in questa teoria: il parto della regina era una cerimonia pubblica, per questo motivo la nascita di due gemelli non era cosa da potersi celare. 
Un’altra ipotesi plausibile poteva legarsi al padre naturale del re, nascosto per evitare scandali. A questo proposito è necessario ricordare che la nascita di Luigi XIV avvenne nel 1638, mentre il matrimonio dei genitori si celebrò nel 1615. Trascorsero dunque ventitré anni prima che la coppia riuscisse a dare alla luce un figlio, a causa della misoginia del re. Per molti ciò significava la fine della discendenza, perciò non è da escludere l’idea che la corte si fosse mobilitata per unire la regina ad un rampollo sano e forte della medesima dinastia dei Borbone.  
  

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